Esercitazioni US Navy nel Parco delle Madonie, il caso dell’atterraggio a Piano Catarineci
Quella che per la Marina degli Stati Uniti è stata una missione di addestramento di routine, per il territorio siciliano si è trasformata in un caso politico e ambientale di portata nazionale. L’atterraggio di due elicotteri MH-60S Sea Hawk nel cuore del Parco delle Madonie ha innescato una dura reazione da parte delle istituzioni locali e regionali, sollevando dubbi sulla compatibilità tra le attività militari e la tutela delle aree naturali protette.
L’episodio, verificatosi nel marzo 2026, ha interessato la zona di Piano Catarineci, nel territorio del comune di Geraci Siculo. Si tratta di un’area classificata come “Zona A” a protezione massima, inserita nella rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione e tutelata dall’Unesco. In tale contesto, la normativa prevede restrizioni severissime per le attività umane e l’obbligo di sottoporre ogni intervento alla Vinca (Valutazione di Incidenza Ambientale), procedura che mira a prevenire danni alla biodiversità, alla fauna e all’avifauna.
La notizia, inizialmente diffusa attraverso i canali social ufficiali della U.S. Navy con immagini dei velivoli in volo vicino all’Etna e sulle Madonie, ha spinto i sindaci del territorio e il presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello, a chiedere chiarimenti immediati sulla legittimità dell’operazione.
La deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, Valentina Chinnici, ha depositato un’interrogazione urgente rivolta al governatore Renato Schifani. La contestazione si muove su un doppio binario: da un lato il rischio di degrado ambientale in un sito di inestimabile pregio naturalistico, dall’altro la preoccupazione geopolitica legata all’autonomia operativa delle forze straniere sul suolo siciliano.
Secondo la deputata e altri esponenti politici, l’esecuzione di manovre belliche in aree civili protette senza un’apparente comunicazione preventiva agli organi regionali e alla prefettura rappresenta un’offesa alla sovranità nazionale. La critica si estende al rischio che la Sicilia venga percepita come una piattaforma logistica priva di controllo istituzionale, specialmente in un momento di estrema tensione internazionale. In risposta, l’ufficio stampa della Marina USA della stazione di Sigonella ha emesso una nota ufficiale per precisare la natura dell’operazione. Secondo i vertici militari, i velivoli dell’Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano effettuando voli programmati essenziali per mantenere gli standard di prontezza operativa e supporto alle missioni di soccorso e sicurezza regionale. Il comando americano ha inoltre assicurato che tutte le attività si sono svolte nel pieno rispetto delle normative italiane vigenti e all’interno degli spazi aerei designati.
Nonostante le rassicurazioni dei militari, il fronte dei 22 sindaci delle Madonie e i parlamentari firmatari delle interrogazioni mantengono una posizione di ferma protesta. Il punto di attrito resta l’assenza di autorizzazioni specifiche per l’atterraggio in un ecosistema così fragile. Il dibattito rimane dunque incentrato sulla necessità di far prevalere i vincoli naturalistici e il rispetto del territorio anche di fronte alle esigenze di addestramento militare.